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Alle fonti del Clitunno: le acque limpide celebrate dai poeti

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Oggi la località nota col nome di “Fonti del Clitunno” è una piccola frazione posta sulla via Flaminia nel tratto che collega Foligno a Spoleto. Vi si trovano le sorgenti, per l’appunto, di quello che è oggi un ruscello ma che fu, nell’antichità, un grande fiume navigabile e celebrato da innumerevoli poeti. La sua caratteristica principale, che lo rende famoso sin dall’antichità, è la purezza delle acque che sgorgano in questa località. La singolare trasparenza delle acque, e il contesto di queste fonti, che sgorgano sotto una piccola collina ricca di cipressi, frassini e pioppi che ne accompagnano il corso specchiandosi nelle acque limpide, creano un quadro che ha rappresentato da sempre un’immensa attrattiva per artisti e poeti di tutti i tempi. La bellezza e la pace di questi luoghi è da millenni connessa con un profondo senso di sacralità. Sin dall’epoca preromana, le Fonti sono considerate luogo sacro, dimora di una divinità della natura che, in epoca imperiale venne identificata con Giove Clitunno.

L’ importanza religiosa delle Fonti del Clitunno è testimoniata ancora oggi da un monumento di enorme pregio artistico e storico: si tratta del tempietto dedicato appunto a Giove Clitunno, posto nei pressi delle sorgenti del ruscello. Il tempietto romano, distrutto nei secoli che seguono la caduta dell’ Impero, venne ricostruito in epoca longobarda, riutilizzando in parte i materiali della precedente costruzione e fa parte oggi dei monumenti inseriti dall’ Unesco nella Lista del Patrimonio dell’ Umanità. Presso le Fonti si svolgevano addirittura apposite celebrazioni annuali, i Ludi Clitumnalia, che si svolgevano in onore della divinità onorata in questo luogo.

Descritte da Plinio il Giovane e celebrate da Virgilio, le Fonti del Clitunno furono visitate nei secoli successivi da una schiera di artisti, che hanno lasciato indelebile memoria di questi luoghi nelle proprie memorie, come Byron e Carducci. Di quest’ ultimo la celebrazione in versi indubbiamente più famosa: si tratta dell’ ode “Alle Fonti del Clitunno” contenuta all’interno delle “Odi barbare”.

Oggi le Fonti del Clitunno mantengono intatta quell’atmosfera di profonda meraviglia paesaggistica grazie ad un delizioso laghetto artificiale che raccoglie le acque sorgive del ruscello e ha favorito dall’ Ottocento il crescere di una vegetazione rigogliosa e variegata, particolarmente interessante per gli appassionati di botanica. Curiosamente però, quello che era un tempo un fiume navigabile è oggi un piccolo ruscello: questa circostanza sembra riconducibile ad un forte terremoto avvenuto nel V secolo d.C. che cambiò completamente il volto di questa regione, ridimensionando fortemente la portata del fiume sacro.
Ancor dal monte, che di foschi ondeggia
frassini al vento mormoranti e lunge
per l’aure odora fresco di silvestri
salvie e di timi,

scendon nel vespero umido, o Clitumno,
a te le greggi: a te l’umbro fanciullo
la riluttante pecora ne l’onda immerge…


“Odi Barbare” – Alle fonti del Clitunno di Giosuè Carducci